
FACEZIE QUOTIDIANE
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il rasoio di occam e altre facezie
giovani idraulici crescono
la città priva di taxi
basta con i post arguti
sulle fanfiction e altre perversioni
l'etterna processione
10 buoni motivi per non accendere mai più la televisione
il trasloco
una morte pietosa lo strappò alla follia
la VERA storia del "disossatore" di casa raule
il moroso e harry potter
le belle ed accurate profezie di susanna raule
perché il bene trionfa sempre
animal husbandry
solo una piccola, sottilissima mentina, signore
10 indizi sicuri per riconoscere un dito
ANTICHRISTA
le comuni radici cristiane
iniziative imbarazzanti (foto scadute)
194, RU486 e Altre Sigle Inerenti
gli compreremo dei chierichetti gonfiabili
fare click per confermare
rompendo le zucche
per l'inguine dell'intera umanità
del seme del frutto del peccato
hallah mitzvah
SEMI-SERI
riempi il modulo, scrivi il grande romanzo [nazionalità]
buio in sala
note pallose sul tempo
l'educazione dei fanciulli
l'estetica dell'odio
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AUTOBIOGRAFICI
hair: storia illustrata dei capelli di sraule
rallentato e al contrario
A special kind of person
adriano barone
alessandro di virgilio
alessandro ferrari
alex crippa
alex masacci
and your lips, my dear, are like giblets
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andrea piccardo
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skiribilla
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tito faraci
tommaso destefanis
uno studio in holmes
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Il Racconto Senza Nome
Regolamento
1° puntata
2° puntata
3° puntata
4° puntata
5° puntata
6° puntata
7° puntata
8° puntata
9° puntata
analisi 1° puntata
(in ordine sparso)
NARRATIVA DI GENERE
(sottoposta a strettissima selezione)
Sir A. Conan Doyle: il canone holmesiano
Joe R. Lansdale: Mucho mojo
Valerio Evangelisti: Il castello di Eymerich
Terry Pratchett: Guards! Guards!
Patricia Cornwell: Il cimitero dei senza nome
Ian Rankin: A question of blood
Elmore Leonard: Get shorty
JK Rowling: Harry Potter
Edward Bunker: Come una bestia feroce
Douglas Preston e Lincoln Child: The cabinet of couriosities
Arturo Pérez-Reverte: El maestro de esgrima
Mickey Spillane: L'uomo che uccide
Dave Courtney: Fermate il mondo (bio)
Richard Stark: Da Parker con furore
Isaac Asimov: Il club dei vedovi neri
Isaac Asimov: I, robot
Andrew Vachss: Down in the zero
James Ellroy: White Jazz
Richard Matheson: Io sono leggenda
Philip K. Dick: Confessioni di un artista di merda
Dorothy L. Sayers: Per morte innaturale
Chelsea Quinn Yarbro: Hotel Transilvania
Will Crhristopher Baer: Baciami, Giuda
SAGGI
Alice Vachss: Vittime sacrificali
MIcheal Moore: Stupid white men
Umberto Eco: Lector in fabula
Valerio Evangelisti: Sotto gli occhi di tutti
Marc Augé: Il senso degli altri
Oliver Sacks: L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello
Giordano Fossi: Miti, religione e psicoanalisi
COMICS
Abuli, Bernet: Torpedo
Garth Ennis, Steve Dillon: Preacher
AA.VV.: Hellblazer
Neil Gaiman: The Sandman
Joan Sfarr: Professor Bell
Frank Miller: Sin City
Alan Moore: The league of extraordinary gentlemen
Alan Moore: Top 10
TV SERIES
Millenium
X-files
Dr House
ER
Six feet under
Queer as folk (uk)
NYPD
MOVIES
Stanley Kubrick: 2001 - Odissea nello spazio
Stanley Kubrick: Arancia Meccanica
MIchelangelo Antonioni: Blow-up
Abel Ferrara: The funeral
David Fincher: Seven
David Fincher: Fight club
Barry Levinson: Sleepers
Terry Gilliam: Brazil
Terry Gilliam: L'esercito delle 12 scimmie
Monty Pithon: Il senso della vita
Kevin Smith: Clerks
Jean-Pierre Jeunet: Delicatessen
Quentin Tarantino: Le iene
Quentin Tarantino: Pulp Fiction
Oliver Stone: Natural born killer
Nicole Kassel: The woodsman
Pedro Almodovar: Tutto su mia madre
Frank Capra: Angeli con la pistola
Lars Von Trier: Idioti
Emir Kusturica: Underground
Thomas Vinterberg: Festen
Il superlavoro mi attanaglia. Pertanto non aggiornerò il blog per un po'. So che siete tutti in lutto, ma i lutti aiutano a crescere - così dicono. Se non sopravvivo, d'altronde, avrò anch'io dei seri motivi di lamentela.
No, dico, non vorrei continuare con la lagna, ma le circostanze mi costringono.
Avete presente quando incontrate qualcuno che non vedete da anni e questa persona vi fa la fatidica domanda: "E tu che cosa fai, ora, nella vita?"
Poi provate un po' a rispondere "la sceneggiatrice di fumetti."
Una volta chiarito che non sapete disegnare e che scrivere i fumetti non significa riempire i balloons di piccole letterine, vi rimane ancora uno scoglio da superare: il Parente.
Infatti chi vi parla ha sempre un parente che fa fumetti o, quanto meno, è quel che crede la persona con cui state parlando. Di solito vi fa un nome che non avete mai sentito nominare (e voi conoscete un bel po' di nomi, nel mondo del fumetto) e si scopre che il parente in questione in realtà fa una a scelta delle seguenti professioni: grafico, tipografo, illustratore, avvocato, commercialista, mimo, conferenziere, usuraio... ma ha evidentemente una mano "artistica" e da piccolo sapeva disegnare benissimo i gatti.
Insomma, a questo sono abituata. Oggi, però, è stato meglio del solito.
Persona: "E quindi che cosa fai, adesso?"
Susanna: La fumettista
DIALOGO COSI' COME SAREBBE DOVUTO PROSEGUIRE:
Persona: Ah, chissà come disegni bene!
Susanna: Sì, con una matita in mano spacco di brutto. <<<<< bugia a fin di bene (ovvero non farmi scassare le palle)
DIALOGO COSI' COME EFFETTIVAMENTE SI E' SVOLTO:
Susanna: La fumettista
Persona: Ah, anche mia (inserisci qua un grado random di parentela) fa fumetti. Lei li fa proprio per EDITORI, fa fumetti per i libri di testo dell'infanzia!
A questo punto Armando mi tira un calcio sotto il tavolo, prima che io mi metta a urlare: "Perché, secondo lei io per chi cazzo li faccio, i fumetti, per il LATTAIO???"
Sì, sono continue umiliazioni.
Sì, sono tornata da Lucca. Sì, apparentemente sono tornata tutta intera. Sì, ho assunto una quantità di alcolici che nessun nutrizionista serio consiglierebbe all’interno di una dieta equilibrata.
Ma, ehy, chi se ne frega. Lucca c’è solo una volta l’anno.
Il nostro albergo era ok, tranne che per un piccolo dettaglio: sul nostro corridoio tutte le altre stanze erano occupate da cosplayers. Al di là del ribrezzo estetico e morale che posso provare per questa forma di vita, il cosplayer ha anche l’abitudine di svegliarsi vociante all’alba e di passare ore e ore nel bagno per acchitarsi.
Quando la sera prima sei rientrato alle 4, avere gente vociante nei dintorni alle 7 del mattino non ti fa piacere, come non ti fa piacere non poter pisciare perché in entrambi i bagni c’è qualcuno che si sta vestendo da Goldrake. Quando poi riesci finalmente a entrare in bagno e resti quasi soffocato dalle esalazioni di lacca dell’occupante precedente, non ti fa piacere neanche quello.
Albergo a parte, abbiamo passato delle serate grandiose, grazie principalmente all’intervento di Mauro Bruni (per gli amici “Dio”) e di tutta la cricca dei Comics: Guido, Teo, Max, Sylvia e l'imprescindibile Pierpaolo Putignano, che come ogni anno ci hanno adottato, aiutato, nutrito e, insomma, ci hanno sollevato dalla nostra miserabile condizione di duo disorganizzato e vagante e ci hanno preso magnanimamente con loro.
Altra menzione va alla cricca di piazza Anfiteatro: Alex Massacci, il Cammo, Casali, Emiliano Longobardi, Antonio Solinas e tutti i fumettisti che passavano di lì randomicamente, si sbronzavano come topi e poi strisciavano via. Tra questi vorrei ricordare Ausonia, che è un pericoloso paranoico, ma un bevitore motivato. Anche Michela, deux ex machina della Tomato Farm mi ha stupita per la quantità di alcool che è in grado di assimilare senza andare in coma etilico. Anche io e Carolina stiamo migliorando, ma noi abbiamo fatto esperienza in Polonia. In quanto a Carolina si è perfettamente adattata al clima lucchese di festa perpetua, ma come dubitarne?
Pako non ha partecipato un granché alla vita sociale, ed è un peccato, perché lui e Enza sembrano nati per essere a una festa.
Tito Faraci è diventato fottutamente magro, perché voi lo sappiate. Lo so che vi interessa solo il gossip. Diego Cajelli mi ha portato le prime tavole del “nostro” Dampyr (ovvero il Dampyr che io ho scritto e che lui ha salvato con un’abile operazione di innesto) e mi è stato pazientemente ad ascoltare mentre cianciavo dei massimi sistemi in uno stato post-risveglio particolarmente molesto.
Menzione d’onore per Alessio Danesi, che ha salvato me e Armando dalla prospettiva di una notte all’addiaccio: ha visto che prendevamo la strada sbagliata e ci ha telefonato per metterci sulla giusta direzione. Sono cose che restano, Alessio.
Michele Ginevra si aggirava per la festa della Scuola dei Comics con un corta cannuccia nera e beveva a tradimento dai drink degli altri, passando con disinvoltura di bicchiere in bicchiere come un ape passa di fiore in fiore. E' stato forse il momento più basso della fiera, e lui lo sa.
Recchioni ha un satellitare fichissimo, solo che gli trasmette i percorsi così come erano in voga nel 1400.
Sergio Algozzino è un vero animale da palcoscenico e ha esaltato tutti quelli che sono andati ad assistere al concerto dei fumettari vestito da sciamano. In quella stessa occasione abbiamo visto Renato Genovesi che suonava la batteria con brio e abbiamo appreso che Luca Maresca non è in grado di memorizzare il testo di (I can get no) satisfaction.
Maurizio Rosensweig, oltre ad avermi omaggiata dei suoi bellissimi lavori e avermi rivolto un complimento improbabile che non riporterò per decenza, in cinque minuti di conversazione si è esibito in una mossetta glam-rock che non dimenticherò finché campo. Due dei suoi volumi sono stati uccisi dalla pioggia dell'ultimissimo giorno (lunedì), ma sono già in via di essiccazione, giuro.
Parlando della crew dei vastesi (capisce chi capisce), Daw è sempre lo stesso, equivoco, individuo, Mais è incantevole anche da raffreddata, Davide Rigamonti, con la sua pacatezza e la sua altezza continua a essere magnifico da incontrare in mezzo a una festa. In quanto a mr. Stefano Casini, ho solo una parola, per lui: shampista!
Marco Rizzo è un uomo impegnato, così ci siamo scambiati appena un ciao-ciao. Manlio Mattaliano non era impegnato, ma io ero troppo sbronza.
Mario Taccolini, il mio amato editore, ha avuto una bimba uguale a lui, solo un po' più bella (scusa Mario), che guardava tutto con degli occhioni stupiti.
Altre menzioni arcadiane sono per il Benci, Liri Trevisanello e Davide, i nostri ineccepibili coloristi Andrea e Chiara del 2B Studio: in un modo o nell'altro tutti loro ci hanno salvato le chiappe.
Federico Memola è il solito signore. No, anzi: Signore.
Stessa cosa vale per Daniele Tomasi, che ho finalmente visto disincastrato dal suo stand (e fa sempre la sua porca figura). Ho dei progetti su di lui, e l'ormone non c'entra, giuro.
Paolo Raffaelli è il solito cialtrone, va be', e Skiribilla è un mito. Punto.
Con Micol Beltramini ho condiviso un pranzo e qualche ora piacevole. Ho anche guardato con invidia il suo completo vestitino-scarpe bicolor anni '20. Ma dove l'hai preso???
Ho finalmente conosciuto Claudio Stassi vis a vis. Cazzo se è alto.
Ho fatto una rozza spaventosa con Werther e Federica: praticamente li ho cacciati dal mio tavolo perché non potevo aspettare un secondo di più per mangiare il mio sospirato panino. Poi ci ho ripensato, e sono stata orribile, davvero. Le persone dovrebbero contare di più del prosciutto, davvero.
David Messina, a cui andrà in eterno la mia gratitudine per motivi che ora non c'entrano, l'ho visto appena. In compenso Sara Pichelli mi ha fatto piegare dal ridere, quindi l'equilibrio è mantenuto.
La banda dei madadhiani è grandiosa come sempre: Tommaso Destefanis è il mio mito personale, Matteo Scalera è sempre in mezzo e Mik Bertilorenzi finalmente è stato messo sotto dal lavoro, segno che una giustizia divina esiste.
Tommaso D'Alessandro si aggira, unico sobrio, in mezzo a fumettisti sbronzi, lavorando senza sosta sotto lo sguardo paziente di Olga, che è ufficialmente stata dichiarata santa dal pontificato precedente a questo.
Lorenzo Corti e Alessio D'Uva sono un duo sogghignante e indivisibile (anche se tutti sanno che Alessio bara a Bejeweled Blitz).
Francesco Palmieri ci ha portato in una pizzeria davvero eccellente, e poi ci ha guidato nella nostra ultima serata lucchese sollevando argomenti di Un Certo Rilievo.
Mauro Boselli non c'era, ma dovrebbe sapere che alcuni dei suoi sudditi hanno tenuto un meeting, e hanno parlato (malissimo) anche di lui. Non farò i nomi per eleganza, tanto Mauro SA, ha dei poteri psichici.
Infine, Giovanni Russo mi è sembrato oltre la stanchezza, direttamente diretto verso il coma, ma quella, a Lucca, è la sua condizione abituale.
Rimane da parlare solo di Armando. Ma che cosa posso dirvi che voi non sappiate già?
Ah, sì, posso riportarvi questa scenetta: tarda notte in piazza Anfiteatro. Armando, palesemente ubriaco, si aggira tra la folla chiedendo "Ma voi ve li sentite i denti?", battendosi con l'indice sugli incisivi. Sara Pichelli lo guarda con aria scettica e risponde, annichilendolo: "Sì!"
Ora, lo so che voi volevate sapere che cosa ho fatto a Lucca, e io vi ho dato solo un elenco di nomi. Ma, vedete, è esattamente questo che Lucca è: le persone.
Le persone più grandi del mondo.
Dai, che lo so che vi sono mancata.
Sono state giornate convulse, e scusate per la scelta lessicale scontata. Ho avuto un sacco di cose da fare, tra pazienti, convegni, scrittura e vulgaris perdite di tempo organizzative varie.
Ho finito adesso di preparare una conferenza sulle neuroscienze che terrò il 3 novembre, alle 17.00 dentro il liceo classico di Spezia. Se qualcuno fosse interessato mi risulta che l'ingresso è gratuito (con quel "mi risulta" intendo dire "non rompetemi le palle se poi scoprite che dovete pagare una gabella, perché io non ne so niente").
Mi sono psudo-organizzata per Lucca Comics. Se non sapete che cos'è Lucca Comics connettetevi col mondo, perché vi mancano delle concezioni fondamentali. Comunque, sarò a Lucca tutti e quattro i giorni della manifestazione, apposta per farmi rompere le palle da voi di persona. So che rompermi le palle è uno dei vostri hobby preferiti, quindi adesso non fate tutti finta di cadere dalle nuvole.
A Lucca NON mi porterò il laptop, perché quando è troppo è troppo.
In seguito, se dio vuole, mi ricongiungerò al mio amato divano, finché le mie chiappe non si fonderanno a esso com'è giusto che sia. Potrei persino trasferirmi alle terme per qualche giorno come la pensionata interiore che sono.
Ancora in seguito, prevedo di fondermi al divano di mio fratello, ma lui ancora non lo sa.
Vi informo che la padrona di questo blog è ufficialmente scomparsa. L’ultima volta è stata vista aggirarsi con in mano un’agendina palesemente troppo piccola per le sue necessità, mentre cercava di decifrare nella microscopica scrittura a cui è costretta dall’oggetto se veramente aveva un buco dalle 13.30 alle 14.40.
Iniziamo col dire che a me tutta questa moda dei vampiri fighi fa cagare. ‘Sti esseri centenari che sospirano come sciacquette non mi convincono. L’estasi del morso la comprendo solo se quello che ti infili in bocca è un donut, motivo per cui Homer Simpson batte Edward Cullen uno a zero e ci provi pure, Mr. Melenso, a diventare tutto sbrilluccicoso come un trans.
Non che il vampiro, in quanto tale, mi stia antipatico. Come notava Tullio Avoledo nella prefazione di Ultimi vampiri, il vampiro è l’essere più biocompatibile che ci sia: non inquina, non mangia prodotti in scatola, non contribuisce al disboscamento o al surriscaldamento globale. Visto che non respira, non produce neanche CO2.
Però, ecco, che il vampiro sospiri e si strugga full-time secondo me non ha senso. Che cosa sono, tutti emo? Voglio dire: se uno qualsiasi di noi vivesse per millenni, potesse ipnotizzare belle giovini e fare tutte quelle cose vampiriche di cui si vocifera, perché cazzo dovrebbe struggersi?
“Ma mi muoiono tutti i familiari,” si lagna il vampiro. Al che è inevitabile rispondere: “Fratello, hai presente le statistiche sui divorzi? Hai mai sentito parlare dei massacri in famiglia?”
Poi, be’, se proprio ci tieni a tenerti accanto la suocera per l’eternità, chi ti ferma? Help yourself, come dicono gli anglotti.
“Ma non posso più vedere il sole,” aggiunge il vampiro.
“Ah, quindi niente cancro della pelle, niente spiagge piene di corpi ammassati e sudati, niente eritemi solari, eh?”
E comunque neanche l’impiegato medio vede il sole per anni, tranne che nelle vacanze di ferragosto, quando prende l’insolazione con tutta la famiglia. E in più fa un lavoro di merda. Tu che cosa fai, eh? Ah, sì: ciucci vergini. Vergogna.
Io, poi, che mi abbronzo con la luce del monitor del mio computer, che cosa dovrei dire?
Quindi, sulla base dei miei sacrosanti preconcetti, avevo deciso di non vedere per niente True Blood. Non sapevo neanche bene cos’era, e vivevo felice così.
Poi, la mia compagna d’avventure Carolina, completamente True Blood-dipendente, mi tiene un simposio sul perché dovrei vedere questo telefilm. Si spinge fino a spedirmi il cd della prima serie. Se non è coercizione questa.
Devo aggiungere che l’ultima volta che una persona assolutamente degna e insospettabile mi ha consigliato una roba vampirica mi sono ritrovata a leggere Twilight, segno che nel mondo c’è tanto male di cui ancora non sappiamo.
Insomma, mi vedo il primo episodio. L’autore è lo stesso di Six Feet Under, una serie che ho apprezzato per le prime due stagioni. È tratto da un ciclo di romanzi dei quali, misericordiosamente, non so nulla e non ho mai letto.
Siamo in Louisiana, e già butta male, perché voi sapete quali altri vampiri si aggirano impuniti per la Louisiana. Ma non siamo nella decadente New Orleans. Siamo a Becero-Town, piccolo centro composto, per l’appunto, quasi esclusivamente da beceri confederati. Gente che va in giro con gli stivali anche se ci sono 40 gradi all’ombra, beve birra, si accoppia tra consanguinei e mangia carne di alligatore.
A Becero-Town c’è un bar, gestito da Joe di Una mamma per amica. Ci sono cameriere con il QI che vi potete aspettare e, ops, c’è un vampiro. Il primo vampiro che abbiano mai visto da quelle parti. Il vampiro è pallido e fico, ovvio. Anche il vampiro è originario di Becero-Town, solo che è nato tipo un duecento anni prima, e nel frattempo si è esercitato per diventare Edward Cullen, solo senza quella storia del niente-sesso.
Anche perché a Becero-Town scopano tutti come ricci, possibilmente animalescamente, possibilmente con i vampiri.
Ora, voi vi chiederete: il vampiro, abbiamo detto, è un essere tendenzialmente schivo. Se si escludono alcuni incresciosi precedenti di vampriri-rockstar, di solito il vampiro si tiene distintamente in incognito.
Ma dimenticate il Tru-Blood. I giapponesi (sempre loro) hanno inventato il sangue sintetico, che hanno poi commercializzato in bottigliette dal packaging attraente. Ora i vampiri possono evitarsi tutto lo sbattimento del caccia-e-succhia. Possono andare al super come tutti noi e comprarsi del sangue da scaldare in microonde.
Così hanno pensato che fosse venuto il momento di uscire allo scoperto, fondare un partito e pretendere i loro diritti.
A Becero-Town, Louisiana, devono ancora digerire quella faccenda dei diritti dei neri, figuriamoci i diritti degli ultra-pallidi.
True Blood è un telefilm fatto di personaggi stupidi e ottusi, animati da istinti bassi, bassissimi, che discriminano tutto quello che non capiscono (del QI medio abbiamo già parlato, vero?) e provano ad approfittarsene nello stesso tempo. I vampiri sono feccia, su questo sono tutti d’accordo, ma sono a) una bella scopata, b) portatori di una sangue allucinogeno fichissimo da pippare, c) qualcosa da farci lo troveremo di sicuro.
Ovviamente c’è una trama erotico-sentimentale della quale non dirò niente, se non che adesso sono a rota anch’io (grazie, Carolina).
Dirò solo questo: vi ricordata Anno Dracula di Kim Newman? Dracula non è mai stato ucciso da Van Helsing e soci, ma è diventato il Principe Reggente e l’Inghilterra Vittoriana è ora una società interrazziale di “caldi” e succhiasangue?
True Blood parte da premesse simili, ma affronta lo scenario da un’angolatura completamente opposta. In Anno Dracula dal quadro sociale emergevano lentamente le vicende particolari dei protagonisti. In True Blood dalle vicende dei protagonisti emerge il quadro sociale.
E i protagonisti, siamo onesti, sono quel che sono: una manica di inetti.
Lei è la Rougue di X-men, che ha cambiato colore di capelli, ma tenuto le paranoie post-adolescenziali. Lui è una faccia-da-film che ha vissuto felice sullo sfondo di innumerevoli grosse produzioni fino a trovare una collocazione adatta per il suo bel faccino.
Entrambi non brillano per intelligenza, e nel complesso sarebbero eternamente sfottibili, non fosse che alla terza puntata sarete a rota anche voi e li sfotterete mentre sbavate per saperne di più.
Ah, e i vampiri non sbrilluccicano come trans alla luce del sole: vanno a fuoco come è giusto che sia.
Ah, e c’è un assassino in città, e indovinate su chi si concentrano i sospetti degli sbirri?
Ah, e i vampiri non sono molto meglio degli esseri umani e quella faccenda che le persone non sono “cena” devono ancora capirla per bene.
Ah, e comunque anche i neri non stanno simpatici a nessuno, eh?
Caro Esordiente, se vuoi sapere come vendere le tue cose, smettila di ascoltare i consigli saggi e pacati di autori esperti e navigati. Invece trai ispirazione dall'aneddoto che sto per elargirti.
Il nuovo volume di Ravenstock non uscirà per fine ottobre. Uscirà qualche mese più tardi.
Ci siamo resi conto che non ce la facevamo a farlo in fretta e farlo bene come volevamo noi. Per fortuna il nostro Editore è una persona illuminata, che ha accettato l'ennesimo ritardo senza colpo ferire.
Perché voi lo sappiate, in questo momento Armando è a tavola 23.
Sempre perché voi lo sappiate, io ho scritto la sceneggiatura dell'ultimo numero, la cui lavorazione inizierà immediatamente dopo la fine-lavorazione di "Verso Hamelin".
Quasi dimenticavo: miei side readers, non temete. Gli aggiornamenti di Side Projects continueranno anche in mia assenza.
E, sì, lo so che blogspot è magggico e splinder sucks.
Non mi rompete le palle.
La segnalazione: vi segnalo il bellissimo blog di Hannes Pasqualini. Hannes è non solo un disegnatore della madonna, ma anche un grafico della madonna.
Si dà il caso che da un po' di tempo a questa parte ospiti sul suo blog dei racconti di sole 100 parole, accompagnate dalle sue formidabili illustrazioni
Questo è il mio racconto. Leggerlo sarà una questione di 3 minuti.
Ora l'annuncio: da venerdì sarò in Polonia. Di nuovo. Al Festival dei Comics di Lodz. Questa volta non mi porto il laptop, quindi se volete rompermi le palle dovrete farlo via cellulare, se possedete il mio numero di cellulare.
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